Un Chinotto e arrivederci

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Tutti un pò emozionati questo pomeriggio, per la festa di fine anno scolastico in carcere, a tirare in alto i bicchieri di Chinotto attorno ad una tavola imbandita.
Cheesecake alla fragola, al pistacchio e al cioccolato.
Il caldo dell’aula-cella si può tollerare solo grazie a delle timide ondate di vento fresco, per cui oggi la porta rimane aperta in via del tutto eccezionale.
La mia preziosa collega ci dà retta, comincia un discorso che ci emoziona e non tradisce le nostre aspettative. Poi parla anche Angelo convinto dai compagni. E’ completamente sudato per via del caldo estenuante e una camicia che lo stringe sino al penultimo bottone. A me provoca un pò di tenerezza.

Alla salute! e il Chinotto irrora la nostra gola asciutta.

Sorrisi e benevolenza.
Si sente davvero aria di festa. Per un attimo, loro, si convincono di essere liberi. Risate e formagelle con il miele.
Son passati diversi mesi. Ogni martedì pomeriggio con la mia preziosa collega a far lezione, lei di Italiano e io di Storia. Racconti di Verga e un accenno alla Preistoria.
A volte mi son ritrovata a pensare che sarebbe stato più facile rimanere a dormicchiare sul divano di martedì pomeriggio, un po’ di internet e caffè bollente.
Sarebbe stato più facile non dovermi porre certe domande, non conoscere certe realtà.
Mi è corso un brivido lungo la schiena quando un giorno Raffaele, tra una riga e l’altra, ha sostenuto di essere dentro già da trent’anni. Ho provato a non far trasparire i miei sentimenti, ma poi, fuori di lì, mentre facevo la spesa ci ho pensato tanto.
Niente sabbia sui piedi in estate, alcuna possibilità di sentire la frescura di un bosco, ma neanche scegliersi qualcosa da cucinare per cena in un supermercato, calamari o pollo?
o che so … il piacere negato di guidare la propria aiuto. Per non parlare degli abbracci mancati.
Le sbarre verdi, gli androni immensi, le telecamere e il solito superamento dei controlli con la mia preziosa collega.
Fabula e intreccio in un racconto di Pirandello e le differenze tra Sparta e Atene.

L’aria è elettrica questo pomeriggio. Qualcuno non beveva Chinotto da tantissimo tempo e qualcun altro non aveva mai più mangiato tramezzini! Sono fiera di me e dei miei colleghi. Si chiacchiera soprattutto dei figli e delle mogli che stanno a casa.
Ci chiedono se verremo ancora a far lezione.
Credo di sì!
Le raccomandazioni di tutti mi dicevano di stare attenta, che avrebbero potuto aggredirmi, farmi del male, minacciarmi. Certo non nego che all’inizio un pò di paura ce l’avessi, ma la curiosità era più forte. Mi sono allenata a non giudicare mai nessuno là dentro. Qualcuno prima di me li ha già giudicati. Colpevoli.

Ero lì per parlare della civiltà egizia e della fantastica scoperta della tomba di Tuthankamon. Mi interessava che ascoltassero e studiassero, consapevole di essere ossigeno per loro.
Silvano rimane defilato, non attacca bottone con nessuno, assaggia un pasticcino e versa dell’altro Chinotto, ma è impaziente di andar via. Le feste non sono sempre divertenti, non per tutti, si sa. L’ergastolo non è uno scherzo, forse non c’è nulla per cui brindare.
Ma come dice la mia preziosa collega, la vita è prepotente. Si continua a respirare anche se ti muore un figlio. Il cuore batte lo stesso, ti viene fame, hai sete, hai sonno, ridi, a volte canti e lavori e ti sistemi i capelli se il vento te li scompiglia. E vivi. Sistemi casa, la tingi di un nuovo colore e porti il divano in balcone per vedere le stelle nelle notti d’estate.
La vita è prepotente. Scorre. Giorno dopo giorno e Natale dopo Natale. Qualsiasi cosa accada.
L’ergastolo non è uno scherzo. Soprattutto se il dolore è sempre lì nel tuo ventre a ricordarti che sei maledettamente vivo. Poi la rassegnazione, come una iniezione di morfina, tranquillizza le tue giornate. Ti adatti, segui la tua quotidianità e sei felice anche di dover studiare la geografia dell’Europa, le catene montuose e il clima.

Prof ma quanti anni ha?
Indovinate!

I nomi citati sono frutto di fantasia

flogabry

giugno 2017

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