Squale? Squello!

 

Era l’estate del 2003, quella rimasta in mente a tutti per il caldo eccessivo che non dava tregua neanche alla notte.

La settimana prima avevo sostenuto l’esame di Storia della Filosofia e finalmente mi potevo permettere qualche giornata al mare per ritrovare le energie di cui lo studio e la concentrazione mi avevano completamente privato. Ero ancora bianchiccia sulle cosce e pallida in volto nonostante l’agosto inoltrato, ma inizavo a godere del sole che colora la pelle e dell’acqua fresca delle onde del mare di Santa Caterina.

Pensavo che tutto sommato l’esame fosse andato abbastanza bene, nonostante la piccola defaillance su Averroè senza la quale avrei certamente potuto prendere un voto migliore. Ma dovevo comunque essere soddisfatta di me stessa perchè alla fine ero riuscita a superare uno degli esami più duri di tutto il percorso in Filosofia. Ero assorta in questi pensieri mentre mi spalmavo la protezione solare sul viso. Poi non ci pensai più all’esame perchè un tizio in acqua, tale Filippo, aveva catturato la mia attenzione. Stava iniziando la lezione di acquagym proprio davanti a me. Sette o otto ragazze e qualche signora, avanti con l’età, lo stavano raggiungendo e prendendo posizione. Con l’acqua all’altezza del petto seguivano con vigore i suoi esempi. Sollevavano le gambe a suon di uno, due, tre.. poi smuovevano l’acqua con le braccia e ora saltellavano su e giù, poi si spostavano lateralmente. Doveva essere divertente. Continuavo ad osservare Filippo che dava le spalle all’orizzonte e rivolgeva lo sguardo alla spiaggia e mi rendevo conto che tutte le sue allieve, posizionate davanti a lui, faticavano a seguirlo, ma si divertivano. Costumi rossi, fucsia, fiori e ciliegie. Ora usavano pure i braccioli per galleggiare con facilità e rendere gli esercizi più efficaci e tonificanti. Doveva essere divertente. Era la classica giornata al mare che agognavo già da giugno: in acqua c’erano tanti bagnanti, qualche bambino costruiva un castello esattamente vicino ai miei piedi, c’era anche un aquilone che svolazzava. I vu cumprà insistevano per comprare cianfrusaglie, elastici o occhiali, ma io non ne avevo alcuna intenzione. Era molto bello riappropriarmi della sensazione del dolce far niente che avevo praticamente dimenticato. Pensavo che tuttavia avrei potuto convincere Roby e proporle se la prossima volta che fossimo capitate da quelle parti, avesse avuto voglia di far ginnastica in acqua, d’altra parte non ero neanche andata a camminare regolarmente ultimamente, assorta com’ero nei libri e nei vaneggi dei filosofi medievali. L’aquagym, a giudicare dalle ragazze in acqua, doveva essere divertente. Pensavo al fatto che il corpo risentiva dello scarso esercizio fisico e ci avrebbe fatto proprio bene ad entrambe. Stavo per parlarne con lei quando qualcuno all’improvviso urlò. Capii subito che si trattasse di un segnale di pericolo, come quando i cavalli avvertono un cattivo presagio. Presto iniziarono a urlare in tanti ma ancora non avevo capito il motivo. Tutti cercavano disperatamente di uscire dall’acqua. Mi alzai anche io dalla battigia e solo in quel momento vidi la pinna di uno squalo che si dirigeva velocemente verso la riva. Il cielo si incupì e l’aria divenne presto pesante. Non potevo credere ai miei occhi, mi viene da rabbrividire anche ora che lo racconto. Uno squalo di grandi dimensioni era proprio là, a pochi metri da me e da decine di bagnati che con me condividevano la situazione che ora vi descrivo. 

C’era un gran trambusto intorno a me, ma era come se regnasse il silenzio, sentivo solo il mio cuore battere forte. 

Il maestro di fitness, Filippo, rivolgeva il suo sguardo alla spiaggia pertanto aveva sì notato il movimento dei bagnanti e sentito le urla di avvertimento e spavento, ma era stato l’ultimo ad accorgersi che a pochi metri da lui ci fosse un animale di quelle dimensioni e molto probabilmente affamato! Tutti gli altri bagnanti erano riusciti a uscire per tempo e mettersi in salvo. Qualche mamma si premurò di tappare con una mano gli occhi al proprio bambino in modo da risparmiargli la scena raccapricciante che noi ci aspettavamo di vedere. Attorno a me molti piangevano e anche gli uomini più coraggiosi guardavano imperterriti verso il mare. Filippo per un attimo cercò di scappare nuotando con energia, ma sapeva bene che non avrebbe avuto scampo. Noi spettatori non avevamo più fiato e io mi misi le mani sui capelli e urlai e piansi dalla disperazione, dallo spavento, dalla crudeltà di una situazione tanto improvvisa quanto inaspettata e senza vie di fuga. Aspettavamo di vedere l’acqua colorarsi del rosso del suo sangue. Lo squalo gli era addosso. Tutti potemmo vedere i suoi denti affilati quando spalancava la bocca nel tentativo di staccargli un arto. Una serie di pugni violentissimi gli colpirono il muso molte volte. Ci fu un vero e proprio duello se così si può dire. La posta in gioco per Filippo era molto alta: la sua stessa vita. Per un attimo lo perdemmo di vista e fu costretto dall’animale a sparire nell’acqua. Eravamo inermi a guardare quello che sembrava un film ma era la realtà. Non potevo crederci. Potevo non reggere davanti a tanto spavento. L’acqua mossa e rimossa dai movimenti fulminei del pesce. Una donna vicino a me non riuscì a trattenere il vomito. Ecco riaffiorare Filippo, aveva ancora la forza di sferrare delle gomitate disperate ma si capiva che si trattava degli ultimi colpi. Furono degli istanti lunghissimi. Mi tremavano le mani. 

Era una preda complicata, più complicata di quanto il suo istinto avesse creduto e lasciò perdere. Lo squalo girò i tacchi e se ne andò verso mari più profondi sotto gli occhi increduli di decine di persone inebetite da quanto accaduto. 

Filippo si trascinò a riva con delle ferite. Era cereo in volto ma tutto d’un pezzo. Poi svenne e tutti applaudimmo al suo coraggio.

Io piansi per una giornata intera.

g a b r i e l l a  floris

p.s. si tratta di qualche elemento che coincide con la realtà, ma non è accaduto nulla del genere :)

agosto 2015

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