Il mio cammino inglese verso Santiago di Compostela

Camminavo nei sentieri della Galizia.. e ricordo di essermi ritrovata spesso a pensare a questo momento, a quando cioè mi sarei seduta con un po di tranquillità davanti a una pagina di word. Su internet i diari di viaggio dei pellegrini di Santiago sono innumerevoli.. ma io odio le descrizioni vuote, nomi astrusi di località remote, spostamenti, indicazioni e orari. Pensavo che mi sarebbe piaciuto far provare anche solo un briciolo delle mie emozioni ai miei conoscenti.. perchè la felicità, lo so bene, sta nella condivisione.

Concentrarmi su ogni parola-chiave era un modo per non soffermarmi sullo sforzo fisico a cui sottoponevo, le mie gambe e la mia schiena. Era uno stratagemma mentale che funzionava. A volte, quando mancavano 5 o 6 km all’arrivo nel paese previsto, ogni passo era così pesante che avrei voluto sdraiarmi nel primo prato vicino e arrendermi alla fatica.. pensavo che tanto Tore sarebbe tornato indietro a cercarmi… invece sono riuscita a camminare sempre, anche se a volte zoppicavo per dolori sparsi che sono affiorati quasi subito..

Una grossa metafora della vita.. andare avanti nonostante i dolori e le fatiche.

Sveglia all’alba, un cafè con leche e una napolitana e via .. a inseguire la freccia gialla che mi indicava il cammino.. è bello avere sempre chiara la direzione da seguire, i momenti di buio sono così tanti… Assaporare ogni scorcio, dalle rias dell’oceano e ai giochi dell’alta e bassa marea, alle aziende agricole con le mucche e il fieno per l’inverno. Ortensie profumate, boschi di eucalipto e querce e prati di felci. Osservare con attenzione ogni dettaglio e respirare forte l’aria pungente del mattino, il vento fresco dell’Atlantico sulla faccia ed ecco che il sorriso era davvero spontaneo. Qualche foto per suggellare i momenti migliori.. ma.. dopo 12-15 km di fatica non avevo più alcuna intenzione di guardarmi intorno.. ero sola con la mia strada, il mio zaino sulle spalle e la mia forza. Il cielo azzurro o la sfrontatezza della natura non contavano più. Mi interessava solo arrivare e superare il momento.

A tratti lo zaino cominciavo a sentirlo più leggero come se a ogni passo lasciassi qualcosa di pesante su quella strada percorsa da secoli dai pellegrini … ma le salite erano tante e il sudore colava come non mai, le gambe tremanti insistevano perchè mi fermassi .. ma a volte un sorso d’acqua, un pezzo di pastina al cioccolato e due parole di incitamento mi bastavano per darmi coraggio e sentirmi più forte.. e assaporavo nuovamente il cammino… cavalli al pascolo, binari, cani che dormivano nei loro cortili, un nuovo bastone che mi aiutasse un pò nel percorso.. e qualche signore del posto che faceva un passeggiatina dietro casa sua… oppure alcune massaie che innaffiavano i fiori migliori del proprio giardino e ci salutavano con un ” buenos dìas y buen camino”! Emozioni a fior di pelle.

Poi l’arrivo nel paese previsto: il piacere del buon cibo e il ristoro della doccia e del riposo. L’accoglienza degli spagnoli, risate fragorose e calze sporche da lavare. Lunghe chiacchiere e molti confronti. Cerveza y tapas. Lo zaino sempre più leggero.

Poi l’arrivo a Santiago. La gioia e la magia.

La meta è raggiunta. La rigenerazione è avvenuta. Il sogno è realizzato. Mille altri progetti mi aspettano.

Il resto mica si può descrivere.. si può solo vivere!

flogabry 

agosto 2014

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